La riconversione dei bunker svizzeri

Forse in pochi sanno che la Svizzera, Paese neutrale per antonomasia, è dotata del più fitto sistema di bunker e fortificazioni del mondo attuale. Una recente inchiesta condotta dal quotidiano La Repubblica, ha rivelato come questa rete di rifugi bellici popolosissima sia stata riconvertita in vari e curiosi modi.

La costruzione, almeno della maggior parte dei bunker sotterranei, risale ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando proprio al confine con lo Stato Elvetico viveva il nemico numero uno della civiltà europea. È a quegli anni che risale il progetto della “Grande Ridotta”, nome di battesimo della rete di rifugi.

Negli anni ’90, a causa del loro costo di mantenimento, è partita la dismissione e la riconversione. La maggior parte degli abitacoli, non sempre di dimensioni ridotte, si trova sulle montagne, dove il sistema di difesa svizzero progettava di confluire in caso di attacco per una manovra di difesa passiva. Chi guida per le vie elvetiche avrà notato i dislivelli del manto stradale dovuto proprio alla presenza di botole da riempire di esplosivo contro eventuali nemici invasori. Ebbene, all’interno di quei rifugi bellici oggi sorge di tutto: da un hotel con 17 camere e ristorante (rigorosamente senza finestre), a breve distanza dal Passo del San Gottardo, fino ad arrivare a un caseificio. Non mancano i musei costruiti tra le mura degli ex-bunker, come quello del Sasso Gottardo dedicato proprio alla storia della Ridotta. Nell’inchiesta di Repubblica si racconta infine la storia di un rifugio di guerra, piuttosto grande e costruito in una ex caserma, oggi adibito a ospitare server e stanze informatiche.

 

La riconversione dei bunker svizzeri

Forse in pochi sanno che la Svizzera, Paese neutrale per antonomasia, è dotata del più fitto sistema di bunker e fortificazioni del mondo attuale. Una recente inchiesta condotta dal quotidiano La Repubblica, ha rivelato come questa rete di rifugi bellici popolosissima sia stata riconvertita in vari e curiosi modi.

La costruzione, almeno della maggior parte dei bunker sotterranei, risale ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando proprio al confine con lo Stato Elvetico viveva il nemico numero uno della civiltà europea. È a quegli anni che risale il progetto della “Grande Ridotta”, nome di battesimo della rete di rifugi.

Negli anni ’90, a causa del loro costo di mantenimento, è partita la dismissione e la riconversione. La maggior parte degli abitacoli, non sempre di dimensioni ridotte, si trova sulle montagne, dove il sistema di difesa svizzero progettava di confluire in caso di attacco per una manovra di difesa passiva. Chi guida per le vie elvetiche avrà notato i dislivelli del manto stradale dovuto proprio alla presenza di botole da riempire di esplosivo contro eventuali nemici invasori. Ebbene, all’interno di quei rifugi bellici oggi sorge di tutto: da un hotel con 17 camere e ristorante (rigorosamente senza finestre), a breve distanza dal Passo del San Gottardo, fino ad arrivare a un caseificio. Non mancano i musei costruiti tra le mura degli ex-bunker, come quello del Sasso Gottardo dedicato proprio alla storia della Ridotta. Nell’inchiesta di Repubblica si racconta infine la storia di un rifugio di guerra, piuttosto grande e costruito in una ex caserma, oggi adibito a ospitare server e stanze informatiche.

 

EXPO 2015: il padiglione della Svizzera

Signore e signori fate in fretta, se tardate ancora un pochino rischiate di non trovare più nulla al posto del padiglione svizzero all’EXPO 2015. E la colpa sarà solo nostra. Se pensate che il caldo ci abbia dato alla testa, forse è perché non conoscete il tema che è stato scelto per le quattro torri che rappresentano la confederazione elvetica all’esposizione universale in corso a Milano. Una domanda, semplice a farsi, ma molto difficile se si considera che la risposta dovrebbe essere corale: “ce n’è per tutti?”

L’architettura del padiglione, ammettiamolo, non è di quelle che ti lascia senza fiato, ma una volta entrati si scopre che il bello è dentro. Le quattro torri sono state riempite ciascuna con un prodotto che, in qualche modo rappresenta la Svizzera; il caffè (tranquilli, anche noi abbiamo strabuzzato gli occhi salvo scoprire poi che si intende quello solubile, inventato da uno svizzero), il sale (chiaramente non marino, ma di miniera), l‘acqua e le mele.

Tutto è in monoporzioni e chi visita i padiglioni può prendere ciò che vuole e nella quantità che desidera, ma…se ciascuno prenderà un solo oggetto rimarrà abbastanza materiale per coprire l’intera durata di EXPO 2015, se ci si servirà con eccessiva cupidigia le scatole si svuoteranno prima, i pavimenti si abbasseranno fino al livello degli scatoloni ancora pieni e gli ultimi visitatori entreranno in torri vuote, come rischiano di fare i nostri nipoti, o addirittura i nostri figli, se non capiremo che il consumo di ciò che la natura ci offre va fatto in maniera responsabile, pensando non solo a noi, ma a tutti perché, sì, ce n’è per tutti, ma se tutti prendono solo ciò che realmente gli occorre.

Pensiamoci la prossima volta che, ad esempio, lasceremo scorrere litri di acqua mentre ci laviamo i denti o, sempre in questo ambito, apriremo l’acqua e solo dopo metteremo sotto il getto il bicchiere che vogliamo riempire. Alla fine consumare in modo responsabile è semplice; come riempire un bicchiere d’acqua.

Piccolo consiglio, la visita alle torri può essere prenotata gratuitamente online. Fatelo, vi permetterà di saltare una lunga coda e di avere il tempo per vedere anche le altre due installazioni visitabili al piano terra e dedicate al San Gottardo e a Zurigo.

Leggi il resoconto della nostra visita ai padiglioni dell’Angola, del Brasile, del Belgiodegli Emirati Arabi Uniti, di Israele, della Repubblica di Corea, degli Stati Uniti d’America e della Spagna.

Ecco dove vivono i più ricchi del mondo

Essere ricchi, si sa, regala mille libertà, in primis quella di scegliere dove vivere: dalla metropoli più alla moda all’eremo sperduto in un luogo inaccessibile, dal borgo medievale al paradiso dell’innovazione tecnologica. Se acquistare immobili è, per loro, un gioco da ragazzi, quando si tratta di scegliere la loro residenza ufficiale i discorsi cambiano ed entrano in gioco altre variabili, prima di tutto quella fiscale. La rivista inglese di approfondimento economico Spear’s – una versione europea di Forbes, anche questa punto di riferimento della classe più abbiente – ha sviluppato, negli scorsi giorni, una vera e propria classifica delle città con la più alta percentuale di milionari residenti. Se i risultati, a prima vista, possono non sorprendere, è nello scorrere della lista che spuntano interessanti curiosità.

Il Principato di Monaco è la città con più ricchi

Lo studio, realizzato in collaborazione con un importante studio di consulenza patrimoniale inglese, WealthInsight, ha permesso alla rivista di individuare le 20 città al mondo con il maggior numero di milionari residenti – dove per “milionari” gli organizzatori della ricerca intendono cittadini con asset patrimoniali superiori al milione di dollari, escludendo la loro residenza principale.

La prima in classifica non poteva essere che lei, Monaco: la città-stato, di cui Montecarlo è uno dei quartieri più noti nel mondo, è da sempre un punto di riferimento per i ricconi di tutto il mondo, che qui trovano forme di tassazione sul patrimonio particolarmente vantaggiose, oltre ad opportunità di investimento e di gestione della ricchezza che ne hanno fatto uno degli elementi distintivi del Principato nel mondo. Non a caso, il 29,21% della popolazione residente a Monaco è milionario. Va detto, ad ogni modo, che i vantaggi fiscali non sono le uniche ragioni: il Principato è uno dei posti migliori in cui è possibile acquistare immobili di lusso, cosa che fa il paio con tassi di criminalità, e quindi di rischio personale, davvero bassissimi.

Al secondo e al terzo posto due città svizzere, Zurigo e Ginevra: la prima con il 27,34% di residenti milionari e la seconda con il 17,92%: percentuali importanti, queste, legate – dicono gli esperti di WealthInsight – anch’esse alla tassazione favorevole e alle numerose opportunità di investimento finanziario, grazie all’azione di un sistema bancario che non ha uguali nel mondo.

Quarta città è New York, con una percentuale di ricchi sul totale della popolazione drasticamente più bassa: 4.63%; in seguito troviamo Francoforte, mentre Londra è solo sesta, con 281.000 milionari residenti nella capitale britannica. In questo caso, però, il valore aggiunto che spinge i più ricchi del mondo a risiedere qui non è solo la finanza: la sua stabilità politica, unita ad una tradizione di ricchezza e alla presenza di immobili storici e prestigiosi, la rendono destinazione davvero appetibile per i paperoni del mondo.

E l’Italia?

La nostra nazione si difende bene nella classifica dello Spear’s magazine, con tre città tra le prime venti (Firenze, Roma e Venezia). In questo caso, però, l’appetibilità delle nostre città non dipende dalle risorse offerte dai super ricchi dalle banche o dallo Stato, ma dalla bellezza intrinseca della nostra nazione che, per nostra fortuna, non ha rivali nel mondo. Le nostre città sono tanto belle, potremmo dire, da spingere i Paperoni di tutto il mondo a soprassedere a difetti, lacune e carenze.

Ecco di seguito la classifica Completa:

  1. Monaco (29.21%)
  2. Zurich (27.34%)
  3. Geneva (17.92%)
  4. New York (4.63%)
  5. Frankfurt (3.88%)
  6. London (3.39%)
  7. Oslo (2.90%)
  8. Singapore (2.80%)
  9. Amsterdam (2.63%)
  10. Florence (2.59%)
  11. Hong Kong (2.58%)
  12. Rome (2.54%)
  13. Dublin (2.40%)
  14. Doha (2.31%)
  15. Toronto (2.29%)
  16. Venice (2.25%)
  17. Brussels (2.11%)
  18. Houston (2.09%)
  19. San Francisco (2.07%)
  20. Paris (2.04%)