È residenziale il 77,3% della superficie immobiliare italiana

Se ieri commentavamo i dati dell’Agenzia delle Entrate sottolineando la forte ripresa delle compravendite immobiliari nella prima parte del 2016, oggi una ulteriore conferma del rinnovato amore tra gli italiani e questo tipo di investimento è arrivata dall’ultimo Outlook sul real estate di Scenari Immobiliari.

In particolare, il report si concentra nell’esaminare il patrimonio immobiliare italiano in rapporto a quello di altre nazioni: Spagna, Germania, Gran Bretagna e Francia. Considerando il peso degli immobili residenziali in rapporto al patrimonio nazionale complessivo, i dati diffusi rivelano come, nel nostro Paese, ben il 77,3% dei metri quadrati immobiliari sia residenziale; una percentuale, questa, che ci distingue in maniera evidente rispetto alle altre nazioni europee censite nel report, ad eccezione di Francia e, soprattutto, Spagna – molto simile a noi per quanto riguarda l’affezione alla casa e pure caratterizzata da un minore sviluppo e quotazioni più basse nel settore terziario rispetto agli altri Paesi. In termini di valore economico, le nostre case rappresentano ben l’83,7% del totale complessivo.

In generale, la proprietà degli immobili presenti sul nostro territorio ha subito,  nel corso degli ultimi decenni, radicali cambiamenti nella sua composizione: se in passato la quota più grossa del patrimonio era in mano al settore pubblico, ma anche alle banche e alle assicurazioni, nel corso degli ultimi vent’anni ha avuto luogo un processo di razionalizzazione e valorizzazione del loro patrimonio immobiliare, portando, ad esempio, alle dismissioni a cui stiamo assistendo in questo ultimo periodo. Il risultato è una composizione ben più frammentata della proprietà dello stock immobiliare.

Immobiliare.it: l’immobile non è più “immobile”

In occasione del decennale di Immobiliare.it il portale ha deciso di analizzare l’evoluzione del settore immobiliare dal 2005 a oggi, e ha provato a stimare l’evoluzione della situazione tra un decennio, prendendo come traguardo il 2025.

L’efficienza energetica come “chiave di volta”

Come ha dichiarato l’architetto Giovanni La Varra, interpellato da Immobiliare.it per questa indagine, è già in essere una vera e propria mutazione genetica del “sistema-casa”; non solo per gli aspetti economici, ma anche per l’architettura e, soprattutto, il valore simbolico dell’abitazione nella società.

Se si vuole trovare una strategia per incentivare la ripresa del mercato immobiliare bisognerà partire proprio da questi aspetti: è necessario migliorare l’offerta, per renderla più appetibile agli occhi di un cliente che sarà molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere. In particolare, diverrà centrale l’efficienza energetica, vera e propria chiave di volta.

Secondo stime di Immobiliare.it, tra dieci anni quasi un quarto degli immobili in vendita (il 24%) e il 21% del patrimonio immobiliare italiano nel suo complesso sarà energeticamente efficiente (trovandosi in classe A o B). Il 52% delle nostre case si troverà almeno in una condizione adeguata (da C in poi), avendo magari subito una riconversione, dei mutamenti strutturali o una riqualificazione – non solo energetica, ma anche ambientale e d’uso.

Quello di cui diverremo sempre più consapevoli negli anni a venire è che gli immobili energivori saranno meno appetibili e diventeranno sempre più difficili da vendere; già oggi le case efficienti hanno tempi di vendita più brevi (-18% rispetto a immobili oltre la classe D) e valgono di più (+12% del prezzo richiesto).

Mentre L’UE ha richiesto a tutti i Paesi membri che entro il 2020 vengano costruiti solo edifici a energia quasi zero, riqualificare diventerà un imperativo categorico per gli edifici già esistenti.

Carlo Giordano, AD di immobiliare.it

Cercare casa: cosa è cambiato

Una delle novità più significative del decennio appena trascorso è stata l’impennata della ricerca sul web: se nel 2005 solo il 9% delle ricerche di una casa passava da internet, oggi siamo al 63% e, secondo le stime di Immobiliare.it, nel 2025 arriveremo all’80%. A cambiare, inoltre, sarà anche la tipologia contrattuale: mentre nel 2005 il 71% di chi cercava casa puntava all’acquisto, oggi siamo al 58%; in prospettiva, nel 2025 questa percentuale scenderà ulteriormente, fino al 49%, contro la ricerca di immobili in affitto che salirà al 44%. Quel che ci aspetta, in buona sostanza, è l’avvicinamento della situazione italiana a quella di altri Paesi europei (pensiamo alla Germania), più abituati di noi a gestire una maggiore mobilità del lavoro. Emergeranno, per reazione, nuove forme di coabitazione, che coinvolgeranno non solo i più giovani (come avviene attualmente) ma anche altre fasce d’età.

Giovanni La Varra, Studio Barreca & La Varra

Cercare casa: cambia l’acquirente

Contestualmente a questi mutamenti, anche il cliente cambierà: sarà sempre più esigente per quanto riguarda le tecnologie connesse della casa – la domotica avrà sempre più spazio – ma dovrà essere letteralmente “guidato” da architetti e agenti immobiliari a capire cosa davvero vuole.

Non è possibile identificare la “casa tipo” che tutti gli italiani vorranno, perché la via sembra essere quella di una differenziazione pulviscolare dell’offerta in base alle singole esigenze. Quel che conta, però, è che il mercato immobiliare ruoterà attorno alla sostituzione: diminuiranno sempre di più le vendite per investimento, e gli italiani che acquisteranno casa lo faranno con l’obiettivo di sostituire la propria abitazione con una migliore: occorre che sul mercato ci siano immobili sempre migliori, proprio per accogliere questa clientela.

Immobiliare.it: l’immobile non è più “immobile”

In occasione del decennale di Immobiliare.it il portale ha deciso di analizzare l’evoluzione del settore immobiliare dal 2005 a oggi, e ha provato a stimare l’evoluzione della situazione tra un decennio, prendendo come traguardo il 2025.

L’efficienza energetica come “chiave di volta”

Come ha dichiarato l’architetto Giovanni La Varra, interpellato da Immobiliare.it per questa indagine, è già in essere una vera e propria mutazione genetica del “sistema-casa”; non solo per gli aspetti economici, ma anche per l’architettura e, soprattutto, il valore simbolico dell’abitazione nella società.

Se si vuole trovare una strategia per incentivare la ripresa del mercato immobiliare bisognerà partire proprio da questi aspetti: è necessario migliorare l’offerta, per renderla più appetibile agli occhi di un cliente che sarà molto diverso da quello che siamo abituati a conoscere. In particolare, diverrà centrale l’efficienza energetica, vera e propria chiave di volta.

Secondo stime di Immobiliare.it, tra dieci anni quasi un quarto degli immobili in vendita (il 24%) e il 21% del patrimonio immobiliare italiano nel suo complesso sarà energeticamente efficiente (trovandosi in classe A o B). Il 52% delle nostre case si troverà almeno in una condizione adeguata (da C in poi), avendo magari subito una riconversione, dei mutamenti strutturali o una riqualificazione – non solo energetica, ma anche ambientale e d’uso.

Quello di cui diverremo sempre più consapevoli negli anni a venire è che gli immobili energivori saranno meno appetibili e diventeranno sempre più difficili da vendere; già oggi le case efficienti hanno tempi di vendita più brevi (-18% rispetto a immobili oltre la classe D) e valgono di più (+12% del prezzo richiesto).

Mentre L’UE ha richiesto a tutti i Paesi membri che entro il 2020 vengano costruiti solo edifici a energia quasi zero, riqualificare diventerà un imperativo categorico per gli edifici già esistenti.

Carlo Giordano, AD di immobiliare.it

Cercare casa: cosa è cambiato

Una delle novità più significative del decennio appena trascorso è stata l’impennata della ricerca sul web: se nel 2005 solo il 9% delle ricerche di una casa passava da internet, oggi siamo al 63% e, secondo le stime di Immobiliare.it, nel 2025 arriveremo all’80%. A cambiare, inoltre, sarà anche la tipologia contrattuale: mentre nel 2005 il 71% di chi cercava casa puntava all’acquisto, oggi siamo al 58%; in prospettiva, nel 2025 questa percentuale scenderà ulteriormente, fino al 49%, contro la ricerca di immobili in affitto che salirà al 44%. Quel che ci aspetta, in buona sostanza, è l’avvicinamento della situazione italiana a quella di altri Paesi europei (pensiamo alla Germania), più abituati di noi a gestire una maggiore mobilità del lavoro. Emergeranno, per reazione, nuove forme di coabitazione, che coinvolgeranno non solo i più giovani (come avviene attualmente) ma anche altre fasce d’età.

Giovanni La Varra, Studio Barreca & La Varra

Cercare casa: cambia l’acquirente

Contestualmente a questi mutamenti, anche il cliente cambierà: sarà sempre più esigente per quanto riguarda le tecnologie connesse della casa – la domotica avrà sempre più spazio – ma dovrà essere letteralmente “guidato” da architetti e agenti immobiliari a capire cosa davvero vuole.

Non è possibile identificare la “casa tipo” che tutti gli italiani vorranno, perché la via sembra essere quella di una differenziazione pulviscolare dell’offerta in base alle singole esigenze. Quel che conta, però, è che il mercato immobiliare ruoterà attorno alla sostituzione: diminuiranno sempre di più le vendite per investimento, e gli italiani che acquisteranno casa lo faranno con l’obiettivo di sostituire la propria abitazione con una migliore: occorre che sul mercato ci siano immobili sempre migliori, proprio per accogliere questa clientela.

Roma: ancora scandali sugli immobili comunali

Il patrimonio immobiliare pubblico si trova spesso al centro di inchieste, scandali e polemiche che mai come adesso, in un periodo di profonda emergenza abitativa, sono sotto i riflettori di tutti i media e, quindi, di tutti i cittadini. In questi giorni, sul sito del Corriere della Sera,  Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno firmato un’inchiesta sul mercato degli affitti dei beni di proprietà del Comune di Roma, tra canoni inadeguati, beneficiari sconosciuti e Mafia Capitale.

La situazione di Roma è veramente complessa: enormi numeri nascondono un’enorme disorganizzazione, un controllo quasi assente e una corruzione che proprio da poco è venuta alla luce con l’inchiesta in cui sono stati coinvolti cooperative, politici e personalità di spicco della vita capitolina. Stavolta la denuncia che ha fatto partire l’inchiesta (l’ennesima) arriva da un cittadino privato, deciso ad alzare un tappeto sotto cui la polvere nascosta sembra non esaurirsi mai. L’uomo ha scandagliato tutto il patrimonio immobiliare residenziale che appartiene al Comune, in numeri 24.525 appartamenti di cui ci è concesso conoscere i prezzi degli affitti. Ebbene il 95,1% viene concesso a meno di 300 euro al mese, un terzo viene locato a 7,75 euro al mese e soltanto lo 0,06% vanta canoni di locazione superiore a 1.000 euro. Impressionante l’ultimo dato, considerato che molti immobili si trovano in posizioni enormemente prestigiose e in stabili in cui tanti inquilini si trovano a pagare (ai privati) canoni stellari.

Il problema principale pare essere il mancato passaggio dei canoni dalla lira all’euro: nessuno si è curato di cambiare la cifra una volta che nel nostro Paese è cambiata la moneta. Ed ecco che i canoni sono sproporzionati al valore delle case. Ma un’altra grande falla del sistema risiede nel fatto che il Comune, in troppi casi, non ha idea di chi stia materialmente abitando le sue proprietà, tra passaggi di inquilini, eredi e accordi rimasti nel sottobosco dell’illegalità.

La sensazione è quella che di tutti i numeri a noi comuni mortali è dato conoscerne solo alcuni: un’altra cifra che però impressiona è l’entrata che il Comune di Roma ha incassato dal suo residenziale nel 2013, ossia 27,1 milioni di euro. Considerati anche i 17.930 immobili di cui non ha trovato traccia il “cittadino inquirente”, stiamo parlando di un affitto medio di 52 euro al mese per ciascun immobile. Spiccioli rispetto agli esorbitanti canoni di locazione che si pagano (da comuni cittadini) per vivere nella Città Eterna.