Condividere casa: come comportarsi con gli spazi comuni

Una volta archiviato il capitolo prezzi, gli studenti e i lavoratori fuori sede devono imparare cosa voglia dire convivere con altre persone e dividere gli spazi in comune. Si tratta di sopravvivenza alla cui base ci sono due azioni fondamentali e irrinunciabili: pianificare insieme e comunicare in modo chiaro.

Quella degli spazi in comune è una delle più ricorrenti cause di litigi, incomprensioni e malesseri e chiunque abbia condiviso un appartamento lo ha sperimentato. Ma bastano dei piccoli accorgimenti per poter evitare ogni discussione e vivere in pace con tutti gli inquilini. Ad esempio, se la casa è dotata di un ingresso o di un corridoio (o di entrambi) si potrebbe pensare di delimitare l’area che spetta a ogni abitante con degli elementi di arredo, come mensole o appendiabiti, in modo che ognuno abbia un uguale spazio extra per le proprie cose al di fuori della camera.

Anche sportelli, frigoriferi o mobili in bagno andrebbero divisi in modo evidente e chiaro a tutti, magari con post-it o adesivi che ricordano a ogni inquilino quale sia il suo spazio e quale quello degli altri. E se in cucina si vogliono condividere delle cose, per esempio olio e spezie, si potrebbe pensare a una vaschetta per i prodotti in comune da cui tutti possono attingere. Stesso discorso per il bagno: in casa è permesso poggiare le proprie cose su lavandino, vasca e doccia? Oppure ognuno deve tenere le sue scorte negli appositi sportelli? Anche questo va deciso insieme ai propri inquilini per far sì che nessuno invada gli spazi degli altri.

Per le pareti e le aree soggiorno e cucina quale migliore occasione per rafforzare l’intesa e il rapporto decidendone insieme l’arredamento. Inutile dire che nessuno può permettersi di esporre le proprie foto o i propri poster sulle pareti in comune, la casa è di tutti.

 

Mutui, cosa cambia con la legge Cirinnà

Dopo una battaglia parlamentare che definire aspra sarebbe riduttivo, qualche settimana fa è entrata in vigore la legge Cirinnà, quella che definisce diritti e doveri delle coppie di fatto e istituisce la legalità delle unioni civili. Poco per volta le coppie interessate da questo provvedimento stanno vedendo regolamentato ogni aspetto della propria quotidianità, e fra i prossimi a dover essere definito c’è senza dubbio quello dei mutui per l’acquisto della casa. I primi ad interessarsi dell’argomento, realizzando un interessante approfondimento a firma della giornalista Floriana Liuni, sono stati due portali specializzati nella comparazione delle offerte di mutui; Mutui.it e Facile.it.

Scorrendo il testo della Liuni si scopre che le coppie dovranno come prima cosa definire quale regime scegliere per i propri beni; condivisione o separazione. Nel caso di assenza di una scelta esplicita è lecito ipotizzare che, come avviene per il matrimonio, il primo sarà quello applicato di default. Anche nel caso delle coppie legate da unione civile e comunione dei beni, si potrà comunque procedere alla redazione di un atto che, per i soli beni immobili, definisce il regime di separazione, ma questo atto, come tutti gli altri eventualmente legati a proprietà immobiliari, per essere validi vanno trascritti.

Vista questa premessa, l’autrice dell’approfondimento ipotizza che anche per i mutui varranno le medesime regole applicate oggi ai coniugi; nel caso di mutuo cointestato, ad esempio, ciascuno dei firmatari potrà detrarre dalla dichiarazione dei redditi la propria quota di interessi passivi e, nel caso uno dei due componenti della coppia risulti totalmente a carico dell’altro, sarà quest’ ultimo a poter portare in detrazione il 100% degli interessi passivi fino, comunque, ad un massimo di 4.000 euro.

E se la coppia civile scoppia mentre sta ancora pagando il mutuo? Con ottima probabilità anche in questo caso varranno le regole delle unioni tradizionali. Una volta definito quale dei due membri della ex coppia dovrà corrispondere all’altro l’assegno di mantenimento, chi paga gli alimenti potrà decidere di continuare anche a pagare le rate del mutuo, ma vedendo detratto l’importo della rata da quello che il giudice ha definito come importo mensile da corrispondere all’ex partner. Rimane aperta, comunque, anche l’ipotesi di cessione delle quote all’altro cointestatario o, ancora, la vendita consensuale dell’unità immobiliare gravata da mutuo.

Per quello che riguarda non le coppie legate da unione civile, ma definite come di fatto, le regole applicate sono invece leggermente diverse, tanto in caso di acquisto quanto di scioglimento della coppia quanto, ancora, di successione in caso di morte. Per questo, consiglia ancora la Liuni nel suo pezzo, meglio regolare tutti gli aspetti legali con un contratto, privato o pubblico, ma comunque registrato. Può sembrare poco romantico, ma di certo farà sentire tutti (eventuali figli inclusi) molto più tutelati.

 

 

 

 

Mutui, cosa cambia con la legge Cirinnà

Dopo una battaglia parlamentare che definire aspra sarebbe riduttivo, qualche settimana fa è entrata in vigore la legge Cirinnà, quella che definisce diritti e doveri delle coppie di fatto e istituisce la legalità delle unioni civili. Poco per volta le coppie interessate da questo provvedimento stanno vedendo regolamentato ogni aspetto della propria quotidianità, e fra i prossimi a dover essere definito c’è senza dubbio quello dei mutui per l’acquisto della casa. I primi ad interessarsi dell’argomento, realizzando un interessante approfondimento a firma della giornalista Floriana Liuni, sono stati due portali specializzati nella comparazione delle offerte di mutui; Mutui.it e Facile.it.

Scorrendo il testo della Liuni si scopre che le coppie dovranno come prima cosa definire quale regime scegliere per i propri beni; condivisione o separazione. Nel caso di assenza di una scelta esplicita è lecito ipotizzare che, come avviene per il matrimonio, il primo sarà quello applicato di default. Anche nel caso delle coppie legate da unione civile e comunione dei beni, si potrà comunque procedere alla redazione di un atto che, per i soli beni immobili, definisce il regime di separazione, ma questo atto, come tutti gli altri eventualmente legati a proprietà immobiliari, per essere validi vanno trascritti.

Vista questa premessa, l’autrice dell’approfondimento ipotizza che anche per i mutui varranno le medesime regole applicate oggi ai coniugi; nel caso di mutuo cointestato, ad esempio, ciascuno dei firmatari potrà detrarre dalla dichiarazione dei redditi la propria quota di interessi passivi e, nel caso uno dei due componenti della coppia risulti totalmente a carico dell’altro, sarà quest’ ultimo a poter portare in detrazione il 100% degli interessi passivi fino, comunque, ad un massimo di 4.000 euro.

E se la coppia civile scoppia mentre sta ancora pagando il mutuo? Con ottima probabilità anche in questo caso varranno le regole delle unioni tradizionali. Una volta definito quale dei due membri della ex coppia dovrà corrispondere all’altro l’assegno di mantenimento, chi paga gli alimenti potrà decidere di continuare anche a pagare le rate del mutuo, ma vedendo detratto l’importo della rata da quello che il giudice ha definito come importo mensile da corrispondere all’ex partner. Rimane aperta, comunque, anche l’ipotesi di cessione delle quote all’altro cointestatario o, ancora, la vendita consensuale dell’unità immobiliare gravata da mutuo.

Per quello che riguarda non le coppie legate da unione civile, ma definite come di fatto, le regole applicate sono invece leggermente diverse, tanto in caso di acquisto quanto di scioglimento della coppia quanto, ancora, di successione in caso di morte. Per questo, consiglia ancora la Liuni nel suo pezzo, meglio regolare tutti gli aspetti legali con un contratto, privato o pubblico, ma comunque registrato. Può sembrare poco romantico, ma di certo farà sentire tutti (eventuali figli inclusi) molto più tutelati.

 

 

 

 

Mutui, cosa cambia con la legge Cirinnà

Dopo una battaglia parlamentare che definire aspra sarebbe riduttivo, qualche settimana fa è entrata in vigore la legge Cirinnà, quella che definisce diritti e doveri delle coppie di fatto e istituisce la legalità delle unioni civili. Poco per volta le coppie interessate da questo provvedimento stanno vedendo regolamentato ogni aspetto della propria quotidianità, e fra i prossimi a dover essere definito c’è senza dubbio quello dei mutui per l’acquisto della casa. I primi ad interessarsi dell’argomento, realizzando un interessante approfondimento a firma della giornalista Floriana Liuni, sono stati due portali specializzati nella comparazione delle offerte di mutui; Mutui.it e Facile.it.

Scorrendo il testo della Liuni si scopre che le coppie dovranno come prima cosa definire quale regime scegliere per i propri beni; condivisione o separazione. Nel caso di assenza di una scelta esplicita è lecito ipotizzare che, come avviene per il matrimonio, il primo sarà quello applicato di default. Anche nel caso delle coppie legate da unione civile e comunione dei beni, si potrà comunque procedere alla redazione di un atto che, per i soli beni immobili, definisce il regime di separazione, ma questo atto, come tutti gli altri eventualmente legati a proprietà immobiliari, per essere validi vanno trascritti.

Vista questa premessa, l’autrice dell’approfondimento ipotizza che anche per i mutui varranno le medesime regole applicate oggi ai coniugi; nel caso di mutuo cointestato, ad esempio, ciascuno dei firmatari potrà detrarre dalla dichiarazione dei redditi la propria quota di interessi passivi e, nel caso uno dei due componenti della coppia risulti totalmente a carico dell’altro, sarà quest’ ultimo a poter portare in detrazione il 100% degli interessi passivi fino, comunque, ad un massimo di 4.000 euro.

E se la coppia civile scoppia mentre sta ancora pagando il mutuo? Con ottima probabilità anche in questo caso varranno le regole delle unioni tradizionali. Una volta definito quale dei due membri della ex coppia dovrà corrispondere all’altro l’assegno di mantenimento, chi paga gli alimenti potrà decidere di continuare anche a pagare le rate del mutuo, ma vedendo detratto l’importo della rata da quello che il giudice ha definito come importo mensile da corrispondere all’ex partner. Rimane aperta, comunque, anche l’ipotesi di cessione delle quote all’altro cointestatario o, ancora, la vendita consensuale dell’unità immobiliare gravata da mutuo.

Per quello che riguarda non le coppie legate da unione civile, ma definite come di fatto, le regole applicate sono invece leggermente diverse, tanto in caso di acquisto quanto di scioglimento della coppia quanto, ancora, di successione in caso di morte. Per questo, consiglia ancora la Liuni nel suo pezzo, meglio regolare tutti gli aspetti legali con un contratto, privato o pubblico, ma comunque registrato. Può sembrare poco romantico, ma di certo farà sentire tutti (eventuali figli inclusi) molto più tutelati.