La proposta dei tecnici per un’Italia antisismica

Nell’ambito del progetto Casa Italia, ossia quello di ricostruzione e prevenzione post-sisma partita dopo il terribile terremoto nel Centro Italia, è stato effettuato un giro di consulenze e consultazione da parte del Governo: da questo procedimento è venuta fuori l’interessante proposta di RPT (la Rete delle Professioni Tecniche) che oggi ha documentato Edilportale e di cui riportiamo i punti più fondamentali.

Quello che RPT auspica è un Decreto Legge che darebbe il via a tutta una serie di attività da svolgere a breve e medio termine. Il primo passo sarebbe quello di monitorare il rischio sismico degli immobili con dei quaderni tecnici che guidino i professionisti a stilare un report per ciascuna costruzione, partendo dagli edifici pubblici e storici per arrivare anche a quelli residenziali. Inoltre andrebbe completata la carta geologica d’Italia che divide il territorio in zone sempre più piccole per indicare puntualmente il livello di rischio terremoto.

Al monitoraggio deve seguire l’obbligatorietà dei fascicoli di fabbricato in cui si indichino le modalità di risanamento necessarie per ogni edificio sulla base non di modelli precompilati ma di linee guida che consentano a ogni tecnico di stilare rapporti più precisi, puntuali ed esclusivi per ciascun immobile. All’interno del fascicolo, oltre a possibili problematiche relative alla costruzione, andrebbero segnalate le peculiarità del territorio e del terreno su cui sorge l’edificio. Questo sarebbe solo un altro passo da fare verso l’obbligatorietà della certificazione antisismica da far partire dalle nuove costruzioni e dalle attività di compravendita e locazione per poi essere estesa a ogni immobile, come nel caso di quella energetica.

Con queste misure, i tecnici professionisti stimano un risanamento degli immobili nelle zone ad alto rischio entro 10 anni, fino ad arrivare a 20 per quelli che sorgono su territori a basso rischio. Per accelerare tutto viene comunque richiesto l’intervento statale con incentivi di almeno il 60% sui lavori di risanamento e messa in sicurezza. Considerando che oggi lo Stato spende ogni anno 3 miliardi per la ricostruzione post-terremoto, questa spesa andrebbe gradualmente a estinguersi qualora tutta l’Italia fosse in grado di sopportare e superare indenne un sisma. Il costo complessivo dell’operazione non sarebbe inferiore a 100 miliardi di euro e durerebbe tra i 20 e i 30 anni.

 

IFA 2016: le case intelligenti sono pronte

Sono finiti i tempi in cui si parlava di Internet of Things (l’internet delle cose) in termini futuristici e astratti, oggi gli oggetti connessi sono reali, esistono e sono pronti per entrare a cambiare la vita delle nostre case insieme alle nostre abitudini. Proprio pochi giorni fa parlavamo di come gli italiani desiderino case intelligenti ma non sono pronti a investire in questa direzione; eppure le aziende che si occupano di tecnologia domestica stanno andando avanti con la ricerca e lo sviluppo di elettrodomestici e dispositivi sempre più connessi e interattivi. Lo dimostrano i reportage che leggiamo in questi giorni direttamente dall’IFA 2016 di Berlino, la più importante fiera europea della tecnologia. Le novità sono innumerevoli, ma vediamo insieme quelle che stanno cambiando il nostro modo di vivere in casa e in città.

L’Europa vuole le smart cities

Come immagini la città del futuro? La risposta per molti è “pulita, verde e connessa” e in effetti è proprio questa la direzione che l’Europa vuole dare alle sue città, a partire dalle metropoli, territori dove sperimentare è sempre più semplice e le novità vengono accolte molto più velocemente. Grandi capitali come Amsterdam, Vienna o Copenaghen hanno già in atto importanti piani di innovazione smart, mentre, ad esempio, in Germania si sta studiando una vera e propria “Magna Charta” per dare delle linee guida valide per ogni centro urbano. La nuova vita cittadina – sarebbe sbagliato definirla futura, considerando che in alcune città è già reale – si basa di sicuro sulla condivisione: condividiamo auto, biciclette, moto, garage e servizi. Il secondo step riguarda i mezzi pubblici sempre più intelligenti, smart ed ecologici (basti pensare al mega autobus studiato in Giappone che viaggia su binari laterali alla carreggiata e sorvola le auto non intralciandone il traffico).

L’internet delle…case

La vera rivoluzione si gioca fra le mura domestiche: se ormai gli smartphone e i tablet hanno migliorato la nostra vita e i rapporti con i nostri familiari offrendoci la possibilità di essere sempre connessi con loro, il prossimo passo sarà ampliare questa cerchia anche ai nostri elettrodomestici. Attenzione, l’uso del futuro è solo dovuto al fatto che le tecnologie, già pronte e disponibili su alcuni mercati, avranno solo bisogno di tempo perché diventino accessibili a tutti dato che i prezzi, al momento, sono riservati solo a pochi eletti. Oltre a essere belli e molto più vicini a opere di arte e design, gli strumenti che usiamo a casa sono ormai votati alla connessione. All’IFA di Berlino i maggiori marchi produttori di tecnologie domestiche hanno presentato prodotti innovativi e intelligenti, dalle lavatrici ai forni fino a TV e frigoriferi.

Lavare i panni non sarà più un problema irrisolvibile per chi si ritrova con maglioni infeltriti e più piccoli di due taglie: le nuove lavatrici sono intelligenti e collegate allo smartphone che, grazie a speciali app, ci chiede cosa dobbiamo lavare (talvolta basta una foto) e decide quale programma selezionare. E se, una volta partito il lavaggio, ci rendiamo conto di aver dimenticato qualcosa da mettere dentro, ci sarà un oblò di emergenza da cui sarà possibile aggiungere capi o detersivi. Le TV su cui ormai sono popolarissimi i sistemi online di programmi on demand che permettono di scegliere cosa vedere, al di là dei palinsesti delle reti, sono diventate sottili soltanto qualche millimetro, con schermi curvi per il gaming e connesse ai cellulari in modo da vedere con tutta la famiglia foto e video dallo smartphone.

La cucina intelligente

La parte più intelligente della casa, stando alle ultime novità presentate a Berlino, è la cucina che è anche quella in cui, ormai passiamo più tempo. Pare proprio che bigliettini lasciati sul tavolo, messaggi di emergenze per la spesa e calamite sul frigo siano destinati a scomparire. I frigoriferi del futuro, infatti, sono dotati di mega schermi e telecamere interne che permettono di vedere cosa c’è dentro senza aprire lo sportello (risparmiando energia); sono in grado di dirci cosa sta per scadere e suggerirci ricette per poter smaltire ciò che altrimenti andrebbe buttato via; possono stilare una lista della spesa e condividerla direttamente o con tutta la famiglia o con canali di shopping online per cui l’unica cosa che resta da fare è aprire la porta a chi ci consegna la merce in casa. E se un tempo usavamo dei romantici tovaglioli per scrivere un messaggio alla mamma, oggi possiamo registrare un nostro video che comparirà direttamente sul suo frigorifero.

Anche i forni sono del tutto cambiati con sportelli che diventano schermi e con telecamere interne connesse al cellulare che monitorano la cottura dandoci immagini in tempo reale del cibo, senza dover necessariamente rimanere nei paraggi per non bruciare le pietanze. Inoltre, anche nel caso dei forni, l’amore sempre più diffuso per la cucina ha fatto sì che tante case di produzione di questi elettrodomestici rendessero disponibili sugli sportelli-schermi ricette suggerite dai migliori chef.

Nuovo fondo inglese per salvare il mattone

Nonostante non si abbiano ancora dati esaustivi sugli effetti reali della Brexit, il Governo sembra voler fare il possibile per tamponare eventuali conseguenze negative che l’uscita dall’Unione Europea potrebbe avere sul settore immobiliare della Gran Bretagna. Stando a quanto scritto sul quotidiano Sunday Telegraph, che cita fonti governative, pare che sia in programma lo stanziamento di un fondo da 3 miliardi di sterline – vale a dire 3,58 miliardi di euro – da destinare a progetti residenziali e infrastrutture.

Se così fosse vuol dire che il Governo di Sua Maestà è pronto a mettere sul piatto un importante budget per rattoppare eventuali buchi o perdite nel mondo del mattone. Il nuovo fondo si inserirebbe, sostengono dal giornale, all’interno di un programma di sostegno dell’immobiliare che esiste già e comprende 525 milioni di sterline destinati ai costruttori e un’altra tranche da un miliardo per le infrastrutture. La novità principale di questo fondo sarebbe quella di iniettare soldi (e fiducia) anche nel settore residenziale. A essere privilegiati, si dice, saranno gli interventi di dimensioni medie e piccole, destinate perciò ai cittadini pronti ad accendere un mutuo per comprare una casa non di lusso. In questo modo sarebbe legittimo pensare di far partire un circolo virtuoso che, oltre al mattone, consentirebbe anche agli istituti di credito di evitare il rischio collasso. Ad avvalorare questa tesi arriva il secondo obiettivo attribuito al nuovo fondo, ossia quello di snellire tutte le pratiche burocratiche legate al mondo immobiliare e quindi rivolte sia ai professionisti del settore sia ai cittadini.

 

Le stampanti 3D nel mondo immobiliare

Si torna a parlare del grosso impatto che le stampanti 3D potrebbero avere nel mondo del mattone: due anni fa si stava facendo la rivoluzione col primo esperimento su una casa, ad Amsterdam, oggi restiamo nella fase in cui si parla di possibilità e non ancora di realtà. Certo è che in questi anni siamo stati in grado di stampare pizze, opere d’arte e perfino organi umani per i trapianti (come le orecchie), ma nel mondo immobiliare è troppo presto per gridare alla rivoluzione.

Di sicuro i sostenitori di questi strumenti altamente tecnologici continuano a difendere i vantaggi che le stampanti 3D garantirebbero all’edilizia: meno costi di manodopera, meno materiali di scarto da smaltire e tempi più brevi per la realizzazione delle case, che da mesi diventerebbero giorni.

Oltre a ciò, si aggiunge l’ampio spazio che la fantasia di ognuno troverebbe: qualora si riuscisse davvero a realizzare case con il solo impiego di stampanti, tutti potrebbero disegnare la propria abitazione in base alle esigenze del proprio vivere, senza dover necessariamente scegliere dei tagli di appartamento standard. Ma non dimentichiamo anche l’apporto che tale rivoluzione avrebbe sulle zone colpite da eventi naturali catastrofici, come uragani o terremoti: in questo caso gli abitanti che hanno perso la casa, potrebbero averne una uguale in tempi brevi.

Non si tratta di fantascienza, dal momento in cui gli esperti dicono di aver bisogno di circa 25 anni perché tutto si realizzi, altri ancora sostengono di necessitarne dieci se non addirittura cinque. È realtà ciò che ha realizzato una ditta cinese, ossia un immobile da circa 400 metri quadrati terminato nel giro di 45 giorni. La partita, per chi lavora nel settore, si gioca tutta sul fronte materiali: se oggi si è in grado di utilizzarne solo alcuni, magari poco compatibili con la realizzazione di case, presto si potrebbe essere capaci di stampare con legno, acciaio, metallo e pietra.